Continua il post per quello che dalla scorsa settimana in poi ho pensato vada ribattezzato come l’ Healthy Friday, il giorno della bevanda detox, del frullato per una colazione piena di energia, dello smoothie per una merenda sana o per qualsiasi momento in cui mi viene voglia di qualcosa di buono, pratico, veloce e goloso.
Resistere ai cestini di fragole rosse e succose al mercato di questo periodo è impossibile e anche sciocco, perché mai una dovrebbe trattenersi?
In fondo mangiare è sicuramente uno dei piaceri della vita, trattarsi e volersi bene poi secondo me è d’ obbligo, e fare entrambe le cose a volte viene persino naturale.
Pochi ingredienti e pochi passaggi, se le fragole sono dolci e mature non c’ è neanche bisogno di aggiungere zuccheri & co., ma a piacere si può addolcire questo frullato con un cucchiaio di succo d’ agave, o un cucchiaio di zucchero di canna.
Non so se avete notato ma negli ultimi giorni il menù in casa P&C è un pochino più leggero, sono cominciati i primi incubi da prova costume (e no, ho chiesto anche io speranzosa ma pare nessuno si riferisca a quella di carnevale..), le prime ansie da rotolini di ciccia che spuntano curiosi dalle magliette, le prime giornate di bel tempo in cui più che stare in cucina a fondere burro e rosolare spuntature preferisco preparare un panino, un bel frullato oppure una fresca insalata e correre fuori a giocare.
Lo so, io a 32 anni ho ancora la sindrome da ragazzino di 10 che passa il pomeriggio appiccicato come un geco al vetro della finestra implorando che smetta di piovere e al primo raggio di sole scappa fuori in cortile..
Così, ecco che l’ altra sera per cena abbiamo preparato degli involtini con le verdure ed una salsina al coriandolo fresco, giacchè io quando arriva la primavera non so resistere alle erbette fresche.
Non è solo una questione di gusto, è proprio il gesto di affacciarmi sulle piantine e cogliere le erbette fresche, chiudere gli occhi e pensare anche solo per un attimo di non essere in città..
Plim Plom: Piccola comunicazione di servizio. Venerdì pomeriggio dalle 18:00 alle 19:30 sarò ospite all’ interno di Race For The Cure al Circo Massimo per cucinare con voi due ricettine facili facili.
Se siete da quelle parti, se non sapete cos’ è Race For The Cure, se avete voglia di farmi ciao ciao con la manina allora avete almeno un buon motivo per venire!
INVOLTINI DI POLLO E ASPARAGI CON SALSA AL CORIANDOLO
Riunire in una bol la scorza di un limone grattugiata, un peperoncino fresco, 1 spicchio d’ aglio schiacciato, ed una generosa manciata di foglie di coriandolo fresco tritato.
Aggiungere olio fino a coprire abbondantemente e lasciar riposare per un paio d’ ore.
Cuocere gli asparagi al vapore mantenendoli croccanti.
Adagiare le fette di petto di pollo su un foglio di carta forno e ricoprirle con un altro foglio di cartaforno per proteggerle.
Col batticarbe battere le fettine di pollo fino a renderle sottili ma senza romperle.
Su ogni fettina di pollo adagiare una fettina di speck e 4 asparagi.
Arrotolare le fettine di pollo e fermarle con uno stuzzicadenti.
In una padella riscaldare un filo d’ olio e rosolare gli involtini da ogni lato.
Sfumare con un goccio di vino bianco e quando sono cotti servirli con la salsa al coriandolo.
Qui davvero non si spreca nulla, perché la cucina è rispetto sì degli ingredienti nella loro essenza ma anche del sistema e della natura così generosa da privarsene per regalarceli.
Non potevo ignorare quella piccola butternut che era rimasta nel cesto e che certo non si aspettava di essere gettata via solo perché “troppo autunnale”, semmai declinata in un modo adatto alla stagione primaverile che le rendesse giustizia.
Ecco come nascono gli ennesimi muffin su questo blog, salati, perfetti per una merenda da strada o per una gita fuori porta, da accompagnare perché no ad un aperitivo (magari in pirottini un po’ più piccoli..) che poi è una cosa che non amo molto (l’ aperitivo) e che mi piace più pensare come un momento in cui mirovinolappetitoprimadiandareatavola, uno dei miei momenti preferiti insomma quando solo l’ odore di qualcosa che cuoce mi fa spalancare lo stomaco.
Foglioline di timo fresco a cui non ho saputo resistere, del buonissimo gorgonzola che era avanzato e che con la zucca sarà pure un abbinamento un po’ scostato ma comunque divino.
Ricetta ispirata e riadattata dal libro di Cannelle te Vanille :Small Plates And Sweet Treats.
Il venerdì bisogna chiudere per forza con qualche idea per il week end.
I miei weekend di solito iniziano con una bella colazione, molto molto più ricca rispetto agli altri giorni della settimana, per poi continuare con una folle corsa al mercato (la pazza che guida in modo incosciente il carrello a pois bianco e nero sono io, quindi spostatevi finchè siete in tempo e si salvi chi può), qualche commissione rimasta in sospeso, un pranzo speciale, faccende di casa e poi magari una bella cena fuori con gli amici.
Tutto sta ad arrivarci all’ ora di cena… ma si sa che chi ben comincia…
E poi con queste bellissime giornate di sole i week end saranno al mare a passeggiare sulla sabbia, o sui prati a correre con la bici.. insomma la colazione ideale è un velocissimo e freschissimo smoothie.
C’ è qualcosa nell’ essere polpette che me le rende particolarmente simpatiche.
Sarà che le trovo buffe nella forma, che quando ce le hai nel piatto in un primo momento ti viene quasi di giocarci più che di mangiarle ma sopratutto è l’ effetto sorpresa.
In fondo quello che c’ è dentro ad una polpetta non lo sai fino all’ ultimo, fino a che dai il primo morso.
Così erano nate queste cod cakes, con l’ idea di farci delle polpettine, solo che poi nell’ impastarle mi sono ritrovata a schiacciarle un po’, quasi fossero degli hamburger..
Infatti una di loro è finita in un bel panino, spalmato con una generosa dose di aiolì ed una foglia di insalata.
Mi piace il sapore pungente di questa maionese all’ aglio che è il giusto abbinamento con il sapore delicato del merluzzo e delle patate.
Questi sono i miei piatti preferiti in questa stagione, di quelli che se la sera avanzano si possono portare a lavoro il giorno dopo o usare come farcitura per un panino da portare ai pic nic nel week end.
Pestare gli spicchi d’ aglio nel mortaio fino a ridurli in crema.
Rompere il tuorlo con la frusta (o con il frullatore ad immersione, io ho visto che funziona) e senza smettere di montare unire l’ olio a filo, poco alla volta per non far impazzire la maionese.
Incorporare la senape, un pizzico di sale e l’ aglio.
Tenere la maionese al fresco.
Porre le patate con tutta la buccia in abbondante acqua fredda.
Portare a bollore e cuocere fino a che saranno diventate tenere (fare la prova con la forchetta).
Cuocere i filetti di merluzzo al vapore.
Frullare al mixer il merluzzo con le acciughe.
Schiacciare le patate.
In un recipiente riunire il merluzzo frullato, le patate ed aggiustare di sale e pepe.
Preparare un piatto con la farina, uno con l’ uovo battuto ed uno col pangrattato.
Scaldare dell’ olio in una padella abbastanza grande.
Con l’ impasto di patate e merluzzo formare con le mani delle polpette schiacciate.
Passare le polpette prima nella farina, poi nell’ uovo ed infine nel pangrattato.
Cuocere le cakes nella padella con l’ olio caldo, 2-3 minuti per lato o il tempo necessario perchè siano ben dorate da ambo i lati.
Io sono una di quelle bambine cresciute a forza di pasti sani, tantissima frutta e verdura, cotture al forno o al vapore, pochi grassi, niente fritti né (figuriamoci) fast food..
Esistevano però le “cene speciali”, quelle che io e mio fratello bramavamo per tutta la settimana: toast filanti, supplì al telefono, vol au vent, hamburgers col panino gigante, bastoncini di pesce e cose così. Chissà cosa avevate immaginato eh??
Eppure, per quanto possano sembrare ricette quotidiane o persino banali per molti, per noi erano motivo di gioia e di acquolina in bocca al solo pensiero.
Probabilmente era proprio il concedersi certe cose una volta ogni tanto, pur avendo la possibilità di mangiarle ogni qualvolta desiderassimo, a renderle così speciali.. e forse non avere più freni inibitori ci ha fatto perdere il gusto di desiderare le cose, di sentirne il sapore fino in fondo, di desiderarle e addentarle ogni volta come fosse la prima volta. Il primo boccone.
Solo al primo boccone in fondo si sentono tutti i sapori e si gode a pieno di quello che si ha nel piatto, poi il secondo già non è più lo stesso, già un po’ si sa quello che ci aspetta e si precede il gusto con la mente.
Ecco, mia mamma in occasioni delle nostre cene speciali della domenica sera era solita prepararci i supplì, al forno ça va sans dire, così mercoledì scorso ho voluto prepararli anche io dato che era tanto che non ne preparavo. Non i classici supplì con pomodoro e mozzarella ma in bianco, con del prosciutto cotto arrosto giacchè ne era rimasto un pochino in frigo, ed era proprio di quel “pochino” che è poco per alcune ricette e troppo per altre.
riso (quello che usate per fare il risotto) 200 gr
mozzarella
prosciutto cotto a fette
scalogno 1
vino bianco 1\2 bicchiere
olio EVO
sale
pepe
farina
uovo 1
pangrattato
Istruzioni
Affettare sottilmente lo scalogno e poi farlo appassire in un fondo d’ olio.
Versare il riso nel tegame e farlo tostare bene.
Sfumare il riso con il vino bianco e proseguire la cottura aggiungendo l’ acqua calda necessaria.
Cuocere il risotto al dente e poi lasciarlo freddare allargandolo bene su un piatto.
Tagliare la mozzarella a dadini e spezzettare il prosciutto cotto.
Preriscaldare il forno a 200°.
Preparare un piatto con la farina, uno con l’ uovo battuto ed uno con il pangrattato.
Prendere un po’ di riso nel palmo della mano, disporre al centro un pezzetto di mozzarella ed un po’ di prosciutto (io forse ho esagerato ma a me piacciono “ricchi”).
Chiudere il supplì badando bene di non far uscire il ripieno e conferirgli la forma tipica ovale ed un po’ cicciotta.
Passare il supplì nella farina, poi nell’ uovo ed infine nel pangrattato.
Man mano che sono pronti disporre i supplì su una placca ricoperta di cartaforno.
Infornare i supplì per circa 10-15 minuti e mangiare ben caldi.
Primavera è.. trovare le fave, i baccelli e le fragole al mercato.
Inebriarsi del loro profumo, riempire i sacchetti di carta e tornare a casa fantasticando sulle possibili ricette.
Apparecchiare in terrazza con le tovaglie leggere, i bicchieri colorati, godere del primo sole così come dell’ ombra.
Magari la vita fosse sempre colorata come la primavera, sana come un piatto di pasta integrale e profumata come una crema di fave alla menta..
Io tra l’ altro avevo due formati di pasta differenti ma con lo stesso tempo di cottura, dunque ho azzardato il mix and match e devo dire che anche visivamente è risultato divertente.
Periodo di tanti progetti, di tanti impegni e forse stavolta ho esagerato. Esagerato davvero.
Troppi hobbies, troppi corsi da seguire e troppe corse in cui mi ritrovo sempre col fiato corto, un progetto di vita importante, e nonostante tutto aver ancora voglia di curiosare e di tendere le orecchie verso qualcos’ altro invece di stare calma ed approfittare di quei pochi istanti per riposare.
Tutto ciò inevitabilmente si traduce in stanchezza cronica, occhiaie che sembrano due sopracciglia all ’ingiù, emicrania ed irritabilità (ok, sono una mina vagante).
A questo punto dovrebbe comparire la magica pasticca, come nelle pubblicità ben riuscite. Solo che a me servirebbe un miracolo..
Sono sempre stata così, sempre presa da tante attività, una curiosa di natura, una che non solo si è sempre chiesta “come si fa?” ma “posso provare?”, così mi ritrovo con giornate in cui 24 ore non bastano per lavorare, creare all’ uncinetto, ai ferri, cucinare, riportare tutto sul blog (che tra poco sembrerà un diario di guerra), andare a spasso, ballare, esercitare altre 2 lingue oltre all’ italiano, leggere un paio di quotidiani per deprimersi ed almeno un libro “da comodino” per sognare, non uscire troppo dal raggio visivo di parenti ed amici, passeggiare per il mercato, cercare di “abbellirmi” un po’, dedicarmi al bricolage e al faidate in generale, effettuare almeno l’ ordinaria amministrazione delle pulizie di casa (non è vero, sono maniacale e faccio la straordinaria amministrazione tutti i weekend….), e last but not least dormire.
E’ altresì chiaro che io ho da sempre un grosso problema con la domanda: che vuoi fare da grande? Perché la risposta è sempre stata: tutto.
Ma tutto non si può fare, ed io non so scegliere, e so bene che se mi dedicassi solo ad una di queste cose sentirei tremendamente la mancanza delle altre.
Ora, sfido io chiunque di voi a prendere sonno dopo che per un’ intera giornata il caffè americano te lo sei somministrata anche per endovena, che poi alla sera ci arrivi con gli occhi spalancati come in Arancia Meccanica e con il pensiero ma non è che ho dimenticato di fare qualcosa?!?!
Ora mia nonna, che è un mito in famiglia, mi ha cresciuta con la convinzione che la camomilla fosse la soluzione ad ogni male. Al mal di stomaco, alle mancate risposte ai CV, alla pioggia incessante..
Mia nonna è la stessa persona che chiamata dalla vicina di casa la quale sospettava che la mamma fosse morta, ha pensato bene di preparare prima una camomilla forte per la vicina, poi appena entrata in casa ha bevuto la camomilla. Lei. Dimenticandosi della vicina. La cui madre non era poi morta. Ma mia nonna ormai si era presa uno spavento.. e la camomilla non si divide.
Conclusione nr. 1: agli occhi di mia nonna (ma non solo..) sono una pazza nevrotica che andrebbe sedata per ora con la camomilla, per l’ elettroshock attendiamo peggioramenti.
Conclusione nr. 2: se non hai della camomilla in casa, sei in serio pericolo di vita.
Conclusione nr. 3: sto cercando di farmi passare l’ esaurimento nervoso con dei dolci alla camomilla.
Ma anche al propoli e al miele che in questa stagione di pioggia, caldo e freddo i malanni sono dietro l’ angolo.
Cupcakes morbidi e profumati di camomilla e miele, con una buttercream arricchita dal propoli.. così oltre che buoni fanno persino bene. Come un rimedio della nonna…
Aprile, Novembre, che differenza fa ormai? Tanto un giorno togli le calze ed il giorno dopo rimetti il cappotto.. Pare sia tornato il brutto tempo, pioggia a più non posso e.. freddo!!!
Un week end da lupi quello appena passato, trascorso in casa a festeggiare compleanni, a riordinare e a dedicarsi ad un paio di lavoretti in sospeso. Tutto ciò con molta molta moltissima fatica.
Perché pare anche poi, che questo non sia proprio il mio periodo.. ho dovuto preparare 3 torte perché me ne venisse fuori 1 decente con cui festeggiare il compleanno di mio fratello, ho disfatto 4 volte il lavoro a maglia che stavo facendo per rivestire i cuscini della camera da letto e quando finalmente si prospettava una serata di relax in compagnia della mia amica adorata sono riuscita persino a sbagliare direzione della metro e ad arrivare con l’ affanno ed in ritardo alla cena.
E poi mi stupisco se tutti e dico tutti quelli che ho incontrato negli ultimi 5 giorni, vedendomi hanno esclamato: Gesù Sere, che faccia che hai! E hanno fatto uno strano ghigno (forse ribrezzo…) con la bocca…
L’ unico raggio di sole (metaforicamente parlando), l’ unico “successo”, la sola cosa buona degli ultimi giorni sono state queste crepes con la farina di castagne, che anche per questo motivo ho portato con un certo trionfo in tavola.
Lo so che più che un piatto primaverile sembrano uscite da un menù autunnale, tuttavia con questo cielo si accompagnano bene e poi sono una buona idea per svuotare la dispensa dai rimasugli farinosi..
Accade poi che il martedì mattina apri gli occhi convinta che sia venerdì, tentenni un po’, ti rigiri pigramente nel letto, gli occhi gonfi, ma poi ti convinci che il fatto che sia VENERDI’ sia un buon motivo per alzarsi e compiere quest’ ultimo sforzo prima del weekend.
Poi ecco vai a lavoro cominci ad augurare buonweekeeeeeeend a tutti e cadi dalle nuvole: mannaggiammè.
Tuttavia questi sono giorni in cui sono riuscita a mettermi il dentifricio al posto della crema per il viso, a lavarmi la faccia con lo struccante oleoso per gli occhi e a comprare un filone di pane intero per 3 volte in una settimana (a casa siamo in due e va bene che ci abbiamo anche amore e fantasia, ma il pane è comunque troppo …) convinta che sia venerdì e di dover fare “le scorte” per il weekend..
Ora, ho bisogno di una vacanza.
Mi accontento di qualche certezza, di un paio di appuntamenti fissi durante la giornata.
Come la colazione per esempio, che si sa che chi ben comincia…
Tortini rustici di fragole, con un croccantino di mandorle e nocciole che nasconde tutta la morbidezza della frutta all’ interno, quel profumino di fragole e vaniglia che ti strappa un sorriso anche se ti è rimasto un po’ di dentifricio sulle guance. Ehm ehm…
Ogni volta che passo davanti alla mia libreria penso sempre che prima o poi finirò come in quella serie TV da incubo: Sepolti in Casa. E ne ho la certezza.
Libri di cucina acquistati negli anni, regalati, recuperati nei mercatini più improbabili, letti e riletti, aperti solo un paio di volte..
E’ che io con i libri in generale ho un pessimo approccio: non riesco a prestarli e non riesco a buttarli via, neanche se non mi piacciono né tantomeno riesco a lasciarli a metà se mi accorgo che sono stati un acquisto sbagliato!
Il risultato inevitabilmente è una libreria con le mensole ad U per il peso che è costretta a sopportare, ma io sono una curiosa di natura, mi piace leggere, guardare le belle foto, sbirciare tra le ultime novità o i vecchi tesori.. e mi piacerebbe leggerli tutti, uno dietro l’ altro, tutto d’ un fiato e poi magari se gli occhi cadono su una ricetta che mi piace proprio tanto, alzarmi, andare in cucina e mettermi all’ opera.
Bè lo so che probabilmente tutto ciò riuscirei a farlo solo se abitassi nel Paese delle Meraviglie ma io non smetto di sognare ed una domenica ogni tanto mi regalo una giornata così, passata a leggere e cucinare secondo l’ ispirazione.
I biscotti allo yogurt di Heidi Swanson sono una delle ricette prese dal suo libro “Supernatural Everyday”, e sono semplicemente sublimi, buonissimi appena sfornati ancora caldi con un velo di burro oppure una fetta di prosciutto, arricchiti con delle erbette aromatiche magari..
Il giorno successivo diventano un pochino moscetti ma basta scaldarli per qualche minuto e tornano buonissimi!
Così pare che noi (almeno a Roma) si sia passati da un clima autunnale fatto di pioggia, cielo grigio, vento fresco tipo Novembre ecco, ad un clima che più che primaverile sembra estivo.. 26 gradi tanto per dire..
Che poi io che l’ estate non la amo particolarmente non so che darei per averla con queste temperature.. magari….
Bè, fatto sta che saranno questi nuovi ed inaspettati tepori, sarà che è vero quello che si dice “Aprile dolce dormire”, sarà che quando fa caldo ma non troppo è bello scoprirsi per poi doversi coprire che non è la stessa cosa che coprirsi già in partenza.. non so, l’ effetto di una copertina o di una sciarpa leggera intorno al collo, di un golf sulle spalle magari lasciato al sole e messo su ai primi brividi regala una sensazione così piacevole.. ecco dicevo, sarà tutto questo ma mai sonnecchiare durante il giorno è stato così bello.
Non sono mai stata una da siesta pomeridiana, piuttosto mi rappresenta meglio l’ immagine del bianconiglio che corre affannato con l’ orologio gigante in mano gridando “ È tardi!!! È tardi!!!”, ma ultimamente ho riscoperto il riposino post prandiale.
Quel riposino da cui ci si risveglia con la faccia stropicciata, gli occhi che bruciano, i capelli tutti aggrovigliati e… una fame da lupi (vabbè almeno io….).
Ci vuole una super merenda. Succo di frutta e torta al mango e cocco!
La torta è morbida ed un po’ umida, l’ aroma del cocco è discreta e il mango tagliato a spicchi è una consistenza perfetta che si armonizza con tutto il resto.
Questa è stata ribattezzata la zuppa di primavera, non solo perché dentro ci sono cose verdi, gialle e bianche che già di loro solo per il colore fanno pensare a prati ricoperti di margherite..
Una zuppa leggera, fresca e da mangiare tiepida se non addirittura fredda, che per me le zuppe sono buone anche in primavera ed in estate.
Mi piace riempire la mia bottiglia di vetro con qualcosa di colorato, portarla nella sacca per il pranzo fuori casa, metterci una bella cannuccia a righe.. oppure uscire dal lavoro, godersi una lunga passeggiata ora che le giornate sono piene di luce, tornare a casa e trovare la cena pronta perché questa zuppa si può preparare anche in anticipo!
Per anni ho seguito come fossi la reincarnazione di un cane da tartufo i bambini in spiaggia che lasciavano la scia della crema al cocco, volevo capire come fosse fatta, di che colore fosse il barattolo per poi indicarlo decisa sullo scaffale o lanciarlo furtivamente nel carrello della spesa..
Ah… volli volli fortissimamente volli la crema protettiva al cocco….
Quel profumo dolce, intrigante, che riempiva l’ aria e lasciava la scia mi ha sempre fatto impazzire, sarà che io e mio fratello eravamo quelli con la crema protettiva comprata in farmacia, quella bianca inodore che resisteva a tutto persino alla doccia o alla centrifuga in lavatrice, che naturalmente non sapeva di nulla..
Per questo ho sempre associato l’ estate al profumo del cocco più che al sapore stesso, come fosse quasi un “frutto proibito”, un lusso mai concesso, una frivolezza per pochi..
Pare e sottolineo pare che da due giorni l’ aria si sia fatta più tiepida, che il caldo esalti ancora di più i profumi di questa città (Roma) che secondo me da il suo meglio proprio in primavera e in autunno, ed ora tutto profuma di fiori, di sole, di pane e pizza da forno.. a cui io sinceramente non resisto ma questa è un’ altra storia.
Così l’ altro giorno ci siamo concessi un pranzo da bella stagione, il cous cous profumato al cocco con i pistacchi croccanti, il cedro e le capesante appena scottate con un po’ di sale.. basta poco, basta davvero poco per sognare un po’.
Mi piace il fatto di essere nata ad Aprile, ho sempre festeggiato il mio compleanno con delle belle giornate di sole, con un pic nic, giochi a palla, corse sfrenate in bicicletta, scalate sugli alberi e corse a perdifiato.. oppure a casa con l’ insostituibile tiramisù preparato da babbo (nella sua versione personalissima….), con gli “amichetti” che per la festa si vestivano di bianco e di blu, i gilet al posto dei maglioni, le gonne a pieghe invece dei kilt di lana, le calze ricamate e le ballerine di pelle nuove, e mi piaceva da matti il rumore della suola di cuoio e del tacco sul pavimento di marmo.. ecco, si cominciava così per poi finire la sera con i capelli stropicciati, le calze con un rigonfiamento al ginocchio per aver giocato in terra e le pieghe alla caviglia, le mani sporche di cioccolata.. insomma, Aprile è sempre stato per me un momento di grande cambiamento, di energia, di spinta ed entusiasmo.
Non dev’ essere solo la congiunzione astrale di queste settimane, le prime giornate di sole mi mettono una strana energia addosso, adoro la luce che passa attraverso i rami degli alberi, che finalmente riscalda, che profuma l’ aria di cose nuove..
Finalmente riesco a sentirmi leggera, e le cose che attraggono la mia attenzione e catturano il mio sguardo sono fresche e semplici come questo spinach strata che ho amato sin dall’ inizio sfogliando il libro Supernatural Everyday di Heidi Swanson.
Il pane in superficie da secco diventa croccante, quello sotto invece è morbido grazie al composto di uova che in cottura si trasforma in una vera e propria cremina, e la feta è il sapore deciso che dà ritmo ad un piatto così delicato.
Benvenuta primavera….
La ricetta è di Heidi, quindi un successo garantito….
E pare anche che io sia giunta alla veneranda età di 32 anni. Mica per scherzo eh!!!
Per la sera avevamo scelto di andare a mangiare in un posto speciale che per dirla tutta ci è piaciuto moltissimo, dove abbiamo ritrovato i tartufi più buoni del mondo e dove sicuramente torneremo!
Ma senza aspettare il mio compleanno…
Fatto sta che sapevo non ci sarebbe stata una vera e propria torta di compleanno di quelle altissime, con tanta crema e frutta e candeline luccicanti, così io che alla torta ci tengo tantissimo me la sono preparata per colazione!
La miglior torta alla banana di sempre, soffice come una nuvola, incredibilmente profumata, con le noci pecan che creano la giusta consistenza all’ interno dell’ impasto e quel velo di sciroppo d’ acero spalmato sulla torta ancora calda che completa il tutto.
Una torta semplice, come quelle che piacciono a me, per festeggiare il mio compleanno con le cose che mi piacciono di più: le torte alla banana, una lezione straordinaria di tip tap, le amiche, le chiacchiere e le risate, una cena romantica e tanti regali!
Non ho mai assaggiato una torta alla banana più buona di questa e da sabato è entrata a far parte della nostra top ten delle torte per la colazione/ora del tè! Perfetta per coccolarsi sin dal primo mattino in una giornata speciale oppure per rendere straordinaria una giornata qualunque.
Mia mamma ha sempre sostenuto che io prendessi i miei fidanzati per la gola.
In effetti per anni mi ha vista uscire di casa con torte, bignè, cestini di pane, muffin di ogni sorta e una sera addirittura con un enorme fungo porcino.
Del resto se non mi conosce bene lei, chi altro potrebbe?
Devo ammettere però che più che il desiderio di conquistarli con una torta al cioccolato era la gioia di condividere insieme una grande passione nonché un enorme divertimento (il mio nel cucinare, il loro nel divorare voracemente.. -_-‘ ) .
Anche per l’ attuale fidanzato provo un desiderio irrefrenabile di prenderlo per la gola.
E dopo averlo preso tirare ben forte. Per strozzarlo. Un colpo secco.
Perché quando uno la sera di Pasqua dopo essersi abbuffato di ogni ben di Dio ha il coraggio di chiederti: “Ma domani mattina possiamo fare i pancakes?”, dove il plurale è per fiction sia chiaro, e ti guarda con quegli occhioni che come al solito ti fanno un misto di rabbia e tenerezza messi insieme. Che cosa puoi fare?
Niente se non mettere la sveglia 15 minuti prima per alzarti in sordina senza svegliare nessuno ed andare in cucina a preparare i pancakes con quello che hai. Cioè tanta tanta tanta pazienza……..
Proprio pochi giorni fa parlando con la mia amica Nora pensavo che sì, il Natale crea un’ atmosfera magica, adoro il profumo di cannella e arancia, le luci tutte intorno, le decorazioni rosse e oro.. ma il menù di Pasqua è imbattibile. Insomma, a Pasqua si mangiano cose mooolto mooolto più buone secondo me!
Le torte salate, gli asparagi, le frittate morbide, le schiacciate dolci e quelle al formaggio poi…
Quindi io al picnic di pasquetta non ho rinunciato, l’ ho organizzato. A casa.
Ho sfidato la pioggia, il vento e le nuvole ho apparecchiato la tavola con tovagliette a fiorellini, tovaglioli colorati, comprato fiori freschi e preparato un menu a tema. Tema “pic nic” naturalmente.
Non potevano mancare quindi dei morbidi muffin con fave e pecorino, sarà che a me le cose che sanno di formaggio piacciono sempre molto, sarà che senza muffin salati non è un vero pic nic!
Ora sto pensando di cambiare casa, perché in effetti lunedì mancava qualcosa.. Ne vorrei una abbastanza grande per poterci anche fare un giro in bici.. sennò che picnic è?