Quello che mi piace delle torte salate è che sono un po’ come i minestroni: ci metti dentro un po’ di tutto senza neanche pensarci troppo tanto alla fine ogni cosa trova il proprio posto, e lasciano libero spazio alla fantasia.
Della serie “la creatività espressa in una torta salata”.
Bè, questa quiche non brilla certo per creatività, ma sono sicura che vi verranno in mente idee a più non posso anche solo aprendo l’ anta del frigorifero e guardando i pacchetti degli avanzi.
In compenso, questa torta dà moltissima soddisfazione.
Il classico composto di uova e panna (sì, a noi non piace risparmiarci..) e zucchine fresche con un lievissimo accenno di aglio grazie ai germogli.
Un profumo già da subito inebriante emolto più delicato dell’ aglio stesso (nonchè più digeribile).. son stata tentata di mangiare le zucchine ed i germogli così, appena saltati in padella!
Volendo le zucchine possono essere sostituite dai peperoni, oppure dai fagiolini, oppure si possono sostituire i germogli d’ aglio con del salmone affumicato per una quiche “zucchine e salmone”, insomma “il nostro limite è il cielo”!
Impastare la farina con il burro a pezzetti, un pizzico di sale.
Unire l' uovo ed il latte o acqua freddo.
Avvolgere l' impasto in un foglio di pellicola e lasciarlo riposare in frigo per 30 minuti.
Tagliare le zucchine a dadini e i germogli di aglio a pezzettini.
In una padella scaldare un filo d' olio e saltare velocemente i germogli d' aglio e le zucchine con un pizzico di sale fino a fargli perdere tutti i liquidi.
In una bol battere le uova con la panna.
Unire un pizzico di sale, il pecorino ed il pepe macinato fresco.
Una volta che le zucchine si saranno raffreddate unirle al composto.
Preriscaldare il forno a 190°.
Stendere la pasta brisèe e foderare uno stampo di 16 cm di diametro sul fondo e sui bordi.
Bucherellare il fondo della pasta con uno stecchino ed infornarla per circa 5 minuti.
Versare l' impasto con le zucchine e la panna nel guscio di pasta brisée.
Infornare la torta salata e cuocerla per circa 1 ora e 15 minuti.
Se la superficie della torta della torta dovesse scurirsi troppo coprirla con un foglio di alluminio e proseguire la cottura.
Sfornare la torta e prima di toglierla dallo stampo aspettare che si sia completamente raffreddata.
Era da un po’ (troppo) tempo che non si vedeva un piatto di pasta su questi schermi..
Dolci ce ne son stati tanti, un po’ per via dei compleanni vari, un po’ perchè ci son dei momenti nella vita in cui mi pare di non desiderare altro che una fetta di torta o un biscotto croccante, un po’ perchè diaciamo la verità ci son cose che nella vita si risolvono solo con un biscotto in una mano ed una tazza di latte nell’ altra.
Già che dovevamo tornare alla carica con qualcosa di “non dolce”, ho pensato di tornare con una pasta facile facile, dal sapore ancora primaverile.
Asparagi (son la mia passione) e ricotta per una crema morbida e verde profumata di limone. E sì, a me un lievissimo sentore di limone nella pasta piace….
Bisogna approfittare di questa primavera che dona i suoi ultimi frutti, le fragole rosse e succose che stanno per lasciare tutto lo spazio alle ciliegie dolci e terribilmente invitanti.
Da piccina ricordo che i miei nonni giocavano con le ciliegie e mi facevano credere che fossero orecchini. Ecco, non mi sono mai vista più bella che con un paio di orecchini di ciliegie e credo che ogni bambino dovrebbe indossarne un paio almeno una volta. Al giorno, intendo : )
Con le fragole invece è tradizione farci dei bei frullati freschi o dei frappè col gelato, ma perchè no nche una crostata.
marmellata di fragole e rabarbaro..
Benedetto rabarbaro, sempre più difficile con le temperature tropicali che ci sono da questa parti farlo sopravvivere, ma non mi arrendo.
Un posticino all’ ombra e il più possibile al fresco, vale la pena di provare.
Rabarbaro che tra le altre cose a me piace moltissimo anche in versione salata.
Ma oggi è giornata di dolce, di frolla friabile e profumata, di marmellata di fragole con una punta asprigna che se riuscirete a non mangiare a cucchiaiate ancora bollente dal tegame in queste crostatine sta benissimo.
la frolla è sempre quella della mia amica Paola, una ricetta infallibile.
La mia amica Paola è un genio. Un genio del dolce.
Meriterebbe un bacio sulla fronte ogni volta che faccio la sua frolla.
Perfetta. La frolla infallibile la chiamo io.
L’ ho assaggiata qualche mese fa durante un tè di Natale e non me la sono più tolta dalla testa.
Friabile, burrosa, non sa mai di “uovo cotto”, riesce sempre, si lavora che è una meraviglia, è adatta praticamente a qualsiasi preparazione e non delude mai.
Unica accortezza come mi diceva lei, è controllare attentamente la cottura nel forno.
Questa frolla che resta bianca e bellissima nel mio forno cuoce in 8 minuti ma io son sempre lì davanti che fisso con l’ occhio vigile di un cecchino la mia teglia di biscotti.
Provare per credere alla bontà di questa ricetta.
Nel prossimo post vi mostrerò come l’ ho impiegata…
Che sia di pesce, di verdure, di carne va bene lo stesso..
Il curry di pesce è uno dei più gettonati, specialmente se di gamberi o di gamberi e rana pescatrice come in questo caso.
Il sapore delicato del latte di cocco, la cipolla rossa fresca e dolciastra, la curcuma, il coriandolo che tanto mi piace ed i semi di fieno greco.
Se qualcuno si stesse domandando dove li ho scovati, la risposta è: Emporio delle Spezie, e sììììì se fate un ordine dal loro sito spediscono direttamente a casa vostra. Perciò da oggi in poi niente scuse : )))
Questo curry ce lo siamo mangiati in versione “da passeggio” nel bicchierino di carta e con il cucchiaio di legno.. easy e tremendamente chic!
Tagliare la coda di rospo a pezzetti e pulire i gamberi.
Affettare sottilmente la cipolla.
In un fondo d' olio far insaporire i semi di fieno greco e quando si saranno ben insaporiti unire la cipolla per farla appassire insieme al peperoncino tagliato a pezzetti.
Unire il pesce e farlo rosolare velocemente.
Aggiungere la curcuma ed il latte di cocco.
Aggiustare di sale.
Lasciar cuocere per circa 20 minuti.
Unire al curry qualche foglia di coriandolo fresco e servire.
Quel che conta è mettere le mani in pasta, perchè quell’ odore di lievito, di forno, di mollica che cresce a me dà una certa sicurezza e mi fa sentire a casa.
Del resto io ho il pollice nero, quello che tocco muore e non riesco a far crescere neanche un fiore in casa.. quindi la soddisfazione di far “crescere” almeno il pane non me la voglio negare!!
Un pane morbido e dal profumo delicato, una consistenza ben compatta, una crosticina sottile e croccante che a me piace da matti.
E poi si conserva tale a quale al momento in cui è stato sfornato per giorni…
Questo pane è buonissimo con le insalate miste che si preparano in questo periodo ma è altrettanto perfetto la mattina a colazione con un velo di marmellata rossa e frutta fresca..
P.S: ancora un pane col buttermilk, lo so.. faccio un uso smodato di quest’ ingrediente ma mi piace molto la consistenza che dà nel pane. Se avete difficoltà a reperirlo potete farlo in casa mescolando metà latte e metà yogurt bianco naturale.
In una bol riunire i fiocchi d' avena con il latticello.
Lasciar riposare il composto per circa un paio d' ore.
Sciogliere il lievito nel latte ed aggiungerlo ai fiocchi d' avena.
Setacciare la farina con il sale ed aggiungerla all' impasto.
Se l' impasto dovesse risultare troppo morbido e appiccicoso aggiungere altra farina.
Coprire la bol con l' impasto e farlo lievitare tutta la notte.
Al mattino preriscaldare il forno a 180°.
Lavorare velocemente il pane e dargli una forma rotonda di pagnotta.
Cospargere la superficie del pane con un paio di cucchiai di fiocchi d' avena e cuocere in forno caldo per 45-50 minuti o fino a quando la crosta sarà ben dorata.
Stavo per scrivere “pensavo di non partecipare”, ma la verità è che avrei mentito. Io ero SICURA di non partecipare.
Un periodo un po’ così, non uno dei migliori a dirla tutta e questo si riflette inevitabilmente in tutto quello che faccio.
Pubblico in modo incostante, arrivo lunga dove prima ero precisa e puntuale, rispondo al telefono di casa con lo stesso “Buongiorno xxx..” con cui rispondo a lavoro, dimentico le cose da fare e dimentico anche quelle già fatte.
Ok, o sono mio nonno o tutto ciò ha un nome che inizia con Esauri e finisce con mento. Forse tutte e due le cose.
Tant’ è.
Mi sforzo a fatica (quanta fatica…) di fare le cose anche quando non ho voglia di farle, di uscire a fare due passi, di distrarmi, di fare pensieri felici, di non farli proprio i pensieri se possibile.
Così quando riesco “esco”, faccio due passi, a volte chiudo gli occhi quando cammino, respiro su col naso e poi riapro lentamente gli occhi per guardare il verde dei campi, il giallo del grano, l’ azzurro del cielo che con qualche nuvola mi piace anche di più.
L’ altro giorno mi sono arrampicata su un muretto e ho colto un bel cestino di fiori di sambuco.
Ne avevo di buoni propositi, eccome se ne avevo sulla strada del ritorno a casa, ma alla fine ci ho fatto uno sciroppo. Un classico, fa fine e non impegna, ecco.
Due cubetti di ghiaccio, una fogliolina di menta e via.
Ho pensato subito che ci avrei scritto un post, mi piaceva quello sciroppo da fotografare.
Poi ho avuto un momento di ripresa (dev’ essere stata la classica migliorìa pre morte) così mi sono alzata e ho messo a fare i babà.
Li ho infornati di notte, senza neanche mettermi a pregare il forno che non li bruciasse, che venissero bene.. li ho infornati e basta.
Ho dimezzato le dosi di Antonietta, chè qui bisogna stare attenti ai bagordi e così ne son venuti pochi.
Al mattino ne era rimasto uno. Dico, U-N-O. Perchè qualcuno li aveva scambiati per brioche e mangiati così a colazione.
1, 2, 3, 4, 5, … contare aiuta.
Brioche per brioche allora in quell’ uno sopravvissuto ci metto il gelato che avevo preparato due giorni prima senza neanche l’ intento di scriverci un post, mangiarlo. Mangiarlo e basta. Il gelato al limone. Lo sciroppo di sambuco in frigo..
Ok, tutto torna. Almeno questa volta.
Ho la testa vuota, ma la pancia piena. Come al mio solito del resto….
P.S.: le foto (la quantità) non lasciano dubbi. Era nato proprio come un post sullo sciroppo di sambuco….
Ingredienti ed impasto del babà sono copiati pari pari da Antonietta.
Preparare il primo impasto per il babà:
Versare in una ciotola 120 g di farina, aggiungere 1 uovo, il lievito madre, lo zucchero e 30 g di latte tiepido. Impastare, coprire con un telo umido e attendere il raddoppio.
Preparare il secondo impasto per il babà:
Versare in un'altra ciotola la restante farina (160 g), aggiungere il primo impasto e 1 uovo, sciogliere bene e amalgamare, poi incorporare il secondo uovo, Impastare energicamente per 10 minuti, battendo contro i bordi della ciotola e aggiungendo man mano del latte a cucchiaiate. Sciogliere il burro a bagnomaria o in un microonde e versarlo a filo sull’impasto, incorporandolo lentamente. Per ultimo, in una tazzina “impastare” il lievito di birra con il sale finché diventa una cremina liquefatta e aggiungere anche questa alla massa. Una volta incorporati tutti gli ingredienti, ribaltare l’impasto su un piano da lavoro e lavorare come descritto nel precedente procedimento.
Ricavarne 11 palline e sistemarle negli stampini monoporzione precedentemente imburrati. Ogni pallina deve arrivare a metà altezza dello stampino. Sistemarli in una teglia e lasciar lievitare in forno spento con luce accesa fino a quando triplicano di volume, fuoriuscendo dal bordo superiore formando una calottina di circa 2 cm.
Preriscaldare il forno a 200°, infornare, abbassare a 180° e cuocere per 20 minuti. A metà cottura coprire con un foglio di alluminio.
A cottura ultimata lasciar intiepidire per 10 minuti, staccarli delicatamente dagli stampini (basta reggere lo stampino con una mano e con l’altra tirare e contemporaneamente roteare leggermente la calottina) e adagiarli in una ciotola larga.
Preparare lo sciroppo di sambuco:
Lavare delicatamente i fiori di sambuco e separare i fiorellini bianchi dal resto.
In un barattolo a chiusura ermetica riunire i fiori di sambuco, i limoni tagliati a fette e l' acqua.
Chiudere e lasciar riposare in frigo per 2 giorni. (Se andate di fretta va bene anche lasciarlo riposare per 48 ore).
Filtrare l' acqua di sambuco ed aggiungere lo zucchero (la quantità di zucchero può variare a seconda dei gusti e dell' utilizzo finale).
Lasciar ridurre sul fuoco per qualche minuti.
Imbottigliare lo sciroppo e conservare in frigo quello che non si utilizza.
Nel caso dei babà, usare lo sciroppo per bagnare i babà.
Bagnare i babà un poco all volta fino a quando saranno ben zuppi.
Preparare il gelato al limone.
Scaldare il latte senza farlo bollire.
Montare i tuorli e lo zucchero con una frusta e versare il latte a filo senza smettere di montare.
Cuocere la crema a 82°-85° per qualche minuto.
Preparare un contenitore colmo d' acqua e ghiaccio.
Trasferire il contenitore con la crema nel recipiente di acqua e ghiaccio continuando a mescolare ogni tanto.
Quando la crema è fredda unire la panna.
Versare il gelato nella gelatiera e lasciarla lavorare per una ventina di minuti.
Trasferire il gelato nel freezer per farlo raffreddare per bene.
Tagliare i babà a metà senza arrivare fino in fondo e farcire con il gelato al limone.
Di anni che passano, di amore che ti resta attaccato alle mani come la polvere del cacao più buono, di litigi, di compromessi per fare pace perchè in fondo io e te il broncio non lo sappiamo tenere e siamo ancora più dolci di uno sciroppo di ciliegie, di giochi scemi inventati sul momento, di lacrime e di risate, di quelle risate che ti fanno vibrare la pancia fino a sentirti vuota e con la testa che gira.. e invece sei piena e completa come non lo sei mai stata prima perchè la vita ci cambia nell’ aspetto e anche un po’ dentro ma non cambia il legame indissolubile di sangue e di pelle che ci unisce, che guardare nei tuoi occhi è ancora più intimo che guardare nei miei per scoprire me stessa, che ormai a scoprire che tu le cose le sai prima ancora che le sappia io non mi stupisco più.
Così i tuoi compleanni col tiramisù preparato a otto mani ed i trenini con la candelina accesa, la foto di rito mia e tua “di quando ci volevamo bene” (o forse era solo che non ci vergognavamo a dimostrarlo) si sono trasformati in una festa al mare con gli amici e due torte preparate tra la sera e la mattina prima di partire quando ancora tu dormivi beatamente immaginando per tutto il tragitto che faccia avresti fatto nel vederle, se somigliavano almeno un po’ a quello che volevi, domandandomi se ti sarebbero piaciute e se sarebbero piaciute anche a tuoi amici (chè mica posso farti fare una figuraccia io!!).
Una torta che ti somiglia più di quanto pensi, scura ed intensa come sai essere tu quando metti il muso e ti arrabbi per delle sciocchezze, eppure dolce, morbido, deciso come una crema al mascarpone e ciliegie come sei tu davanti ai problemi veri.
Ed è vero che se io ho te e tu hai me allora non saremo mai soli.
La ricetta della torta al cacao è stata presa e modificata ( in un paio di ingredienti ) dal libro California Bakery.
sciroppo di conserva di ciliegie o amarene (fatto in casa è meglio..)
zucchero a velo
Istruzioni
Preriscaldare il forno a 170°.
Con una frusta lavorare il burro con lo zucchero.
Unire le uova una alla volta.
Aggiungere i semini estratti dal baccello di vaniglia ed il liquore.
Incorporare il mascarpone al composto.
Setacciare la farina con il cacao ed il lievito.
Aggiungere il composto di farina all' impasto.
Versare l' impasto in una tortiera di 20 cm di diametro ed infornare.
Cuocere per circa 30 min, poi abbassare la temperatura del forno a 160° e proseguire la cottura per altri 25 min.
Dopo 40 minuti, se necessario, coprire la torta con un foglio di alluminio per evitare che la superficie si bruci.
Prima di sfornare la torta verificare con un stecchino la cottura.
Se la torta è cotta lo stecchino uscirà asciutto.
Capovolgere la torta su una gratella e farla raffreddare completamente.
Nel frattempo preparare la crema al mascarpone.
Con una frusta lavorare il mascarpone con lo sciroppo di conservazione delle ciliegie o amarene ed un paio di cucchiai di zucchero a velo fino ad ottenere una consistenza morbida ma non liquida.
Ricoprire la superficie della torta con la crema al mascarpone e conservare in frigo fino al momento di servire.
Se è vero che non si vive di solo pane (ma io ci proverei volentieri..) allora bisogna tentare qualcosa di nuovo.
I grissini in casa ho cominciato a farli io qualche anno fa e sulla tavola delle cene tra amici non mancano mai.
Questi della foto poi sono realmente finiti sulla tavola durante una delle nostre cene, infilati così casualmente nei bicchieri di vetro che di solito utilizzo per gli smoothies e i succhi di frutta abbastanza alti da non farli ribaltare come Shangai (chi non ci ha giocato almeno una volta???).
Ne ho preparati diversi tipi, con la paprika affumicata, rossi e dal gusto che non ammette esitazioni; con la canapa sativa, ricoperti di deliziosi semini che non si sono seccati affatto durante la cottura; con il wasabi in polvere perchè la cena era a base di pesce ed una cosa “pizzicosa” ma non troppo ci stava bene; così al naturale perchè poi le cose semplici son quelle che ci garbano maggiormente.
La sera erano croccanti e freschi, ma il giorno dopo erano ancora più friabili (li ho lasciati seccare un pochino all’ aria) ed è stato un continuo sgranocchiare durante tutta la giornata…
Impastare la farina con l' acqua. Unire l' olio ed un cucchiaino di sale.
Coprire l' impasto per bene e lasciarlo lievitare 6-8 ore.
Preriscaldare il forno al massimo della temperatura (230° circa).
Dall' impasto prelevare piccole quantità ed allungarle a mo' di grissino.
Passare alcuni grissini nel wasabi in polvere, altri nella paprika affumicata, altri ancora nei semi di canapa sativa, altri lasciarli così al naturale.
Adagiare i grissini su una placca rivestita di carta forno e cuocere per 10 minuti o fino a che saranno ben dorati e croccanti.
Era un po’ che non risfogliavo il libro di CaliforniaBakery.. ma sapevo bene che il momento di riporlo nello scaffale della libreria era ancora lontano.
Cranberries disidratati in dispensa da finire e qualche pezzetto di cioccolato bianco a cui non so mai dire di no.
I fiocchi d’ avena erano gli stessi utilizzati per il porridge qualche tempo fa.
Biscotti croccanti, che sanno di burro e zucchero, profumano di cioccolato bianco e si arricchiscono di preziose pepite rosse.
Ancora qualche pomeriggio da passare in compagnia di una buona tazza di tè, ancora qualche merenda golosa da infilare nella tasca della giacca per riscoprirla poi con stupore sulla via di ritorno a casa quando ormai te n’ eri già dimenticata..
Tra le cose che non posso più bere è sicuramente quella che mi manca di più..
Ne avevo ancora qualche scorta e dal momento che nessuno in casa aveva voglia di ubriacarsi fino allo svenimento ho deciso di utilizzarla in cucina.
Avevo della Guinness nello specifico ma nulla vieta di provare a fare questo pane con della buona birra che non sia quella che ho utilizzato io.
Un pane dal sapore delicato e profumatissimo, buono ancora caldo per essere spalmato con un velo di burro buono, ideale con uno spezzatino cotto a fuoco lento o con delle salsicce alla brace, con un’ insalata ricca di semini o semplicemente mangiato così in purezza nell’ attesa che sia pronta la cena.
Incorporare le farine all' impasto di lievito madre e birra.
Quando gli ingredienti si saranno ben amalgamati rovesciare l' impasto sul piano di lavoro e lavorarlo per qualche minuto aiutandosi con un po' di farina se fosse necessario.
Adagiare il pane in un cestino rigapane ben infarinato e farlo lievitare tutta la notte.
Preriscaldare il forno a 230°.
Rovesciare il pane su una pietra refrattaria o semplicemente su una placca da forno.
Cuocere per circa 40-45 minuti fino a che il pane si sarà crepato in superfice e ben cotto.
Per verificarne la cottura "bussare" con la mano il pane alla base e se suona "vuoto" è pronto.
Questo chissà com’ è è il momento del pane. E ben venga dico io, che di mode assurde e nocive e pericolose e semplicemente brutte ce ne son state e ce ne sono tante.. in questo caso che potrà mai succedere? Che ci ritroveremo tutti intrappolati nella maglia glutinica? O magari spacceremo professionalmente pasta madre? : )
Il pane che preferisco è integrale, con i semini, integrale e coi semini poi è il top! Di quelli con la crosticina coccante e tanta mollica morbida e profumata di grano.
Poi ci sono le eccezioni, quei giorni in cui mi faccio tentare dal pane bianco, soffice, magari al latte, dai panini al wasabi, e perchè no anche da un soffice pan brioche.
La pagnotta di oggi è un po’ e un po’.
E’ ricca di semi di lino (che buoni!!), ma ha la mollica bianca e soffice così come la crosta non è una vera crosta, ma morbida come quella di un panino al latte.
Un profumo indescrivibile, un pane che resta morbido anche nei giorni successivi ed una mollica che si scioglie in bocca.
Con le albicocche secche che avevo da parte e le noci macadamia di cui vado particolarmente ghiotta avrei potuto facilmente preparare dei biscotti.
Ma ci ho una coscienza, ci ho.. così con l’ avvento della stagione calda ho pensato a qualcosa di più sano.
Ecco, il porridge o si ama o si odia, non ci sono mezze misure.
Quello che per alcuni è un cucchiaio morbido di dolcezza per altri è pappa da sdentati.
Per me è naturalmente la prima, ed il mio amore per le pappe e le zuppe è fin troppo noto.
La colazione poi dev’ esser così, morbida, dolce, energetica e soprattutto deve rappresentare una vera scusa per alzarsi dal letto!!
Il porridge di oggi è con noci macadamia ed albicocche secche ma io in realtà lo faccio con tutto quello che mi capita a tiro, col fondo dei barattoli di frutta secca che sta per finire, con gli avanzi della frutta disidratata, col miele, col succo d’ agave, con lo sciroppo d’ acero.
Per me è uno svuota-dispensa.
Per fare il porridge ci vogliono i fiocchi d’ avena piccini, che poi con l’ acqua ed il latte diventano una bella pappa cremosa.
Per dire, io son quella che ancora sbriciola il biscottino nello yogurt……
Grandi festeggiamenti avevo in mente, ma il tempo non è stato dalla nostra parte così tutti a casa a preparare una torta da condividere con la famiglia e gli amici.
Non è il primo compleanno che mi preparo una torta al limone, e questo mi fa pensare che sono acida è una torta che inevitabilmente associo alla primavera, ai sapori freschi, a qualche fiore ed un pic nic sui prati che profumano d’ erba fresca appena tagliata o semplicemente un pranzo in terrazza.
Limoni profumatissimi che arrivavano da un albero speciale per una torta semplice come piace a me, morbida e dolce.
A dire il vero dolce dolce non sarebbe se non fosse per quel velo di glassa che la ricopre dal momento che ho usato davvero tanti limoni nell’ impasto!
Quel che è avanzato della torta l’ abbiamo mangiato a colazione, e se c’ è una cosa che amo è proprio questa.. il giorno dopo la festa, quello in cui apri il frigo o la credenza e ci trovi dentro gli avanzi delle cose buone che avevi preparato, quelle cose che per chiacchierare (io zitta ci sto raramente…) non hai fatto a tempo a mangiare, la quiete dopo la tempesta, la musica, i palloncini e le canzoncine di tanti auguri che ti risuonano ancora nell’ orecchio ma che ormai sono solo un ronzìo.
Mi piace il riposo del giorno dopo, quello in cui è già tutto in ordine (io sono una psicopatica che non riesce ad andare a letto se la casa non è già di nuovo a posto), quando ci si deve solo alzare, preparare una buona tazza di caffè, tagliare una fetta di torta e parlare fitto fitto delle 12 ore precedenti.
La ragione dev’ essere senza dubbio che siam gente allegra ed un po’ fuori dalle righe già da sobri, poi di certo siamo anche un po’ chiassosi, distratti e burloni così che anche l’ acqua frizzante è da bere con moderazione, non si sa mai che anche le bollicine ci facciano uno strano effetto.
Tuttavia in casa non mancano mai una bottiglia di vin santo come tradizione vuole, una bottiglia di mirto (perchè per noi la Sardegna è una seconda casa), una di filu’eferro per il motivo di cui prima, e liquori vari fatti in casa sempre di derivazione sarda.
Siamo molto viziati, mettiamola così. : )
Io che alcolici non ne posso bere, con gli alcolici ci cucino. Cose come il ragù di oggi per esempio.
La sella di coniglio l’ avevo intera, ho provveduto a disossarla per benino facendo attenzione che non rimanesse nessun ossicino nella carne e poi l’ ho macinata.
Il sapore un po’ dolciastro della carne unita al retrogusto del vin santo dona a questo ragù un sapore inconfondibile ed un profumo che insieme a quello delle erbette aromatiche fa borbottare lo stomaco ancora prima di mettersi a tavola!
Ricordo che quando ero più piccola regalai alla mia compagna di banco – nonchè migliore amica di sempre e da sempre – una piantina di lavanda.
Quando ho dei fiori in casa mi capita di fermarmi ad annusarli ogni volta che ci passo accanto, mi piace guardarli per come abbelliscono gli angolini del mio salotto e sono un’ acquirente seriale di ranuncoli, ortensie e peonie.. anche se nulla è paragonabile ad un bel mazzolino di fiori di campo con qualche asparago selvatico in mezzo (carinerie alternative).
Mi piace il colore della lavanda, quel suo crescere dritta e forte con aria di sfida, quel suo profumare delicato se ti avvicini col naso ma poi fortissimo se ne sfreghi le spighette tra le dita.
Un profumo intenso che non a tutti può piacere, ma che a me ricorda quando con la mamma passeggiavamo nei dintorni di Piano e raccoglievamo la lavanda che poi facevamo essiccare e racchiudevamo in sacchetti di tulle che nascondevamo nei cassetti per profumare la biancheria.
La lavanda ha un nonsocchè di romantico, mi fa pensare al tulle e ai merletti, alle “donne di una volta”, alle nonne, ai piccoli gesti con cui son stata coccolata e profumata.
Ho comprato della lavanda non trattata per tisane e ne ho fatto delle tortine al cioccolato: adoro il connubio lavanda-cioccolato!
Le tortine son morbide tanto che si sciolgono in bocca e se vi piace potete ricoprirne la superficie con del cioccolato fuso così che quando questo si sarà indurito formerà una crosticina croccante che con la sofficità della tortina crea un bel contrasto!
Queste tortine son senza burro, senza uova e senza latte!
Scaldare l' acqua e quando sta per bollire spegnere il fuoco e mettere i fiori di lavanda in infusione.
Quando l' acqua si sarà freddata filtrarla.
Con una frusta battere l' acqua ed il cacao insieme.
Unire l' olio, l' aceto, lo zucchero, la farina setacciata con il lievito, lo zucchero, il sale ed i semini estratti dal baccello di vaniglia.
Versare l' impasto in 4 stampi da tortina oppure in uno stampo unico e cuocere in forno per 20-25 minuti nel caso degli stampini singoli oppure per 30-35 minuti nel caso di uno stampo unico.
Fondere il cioccolato a bagnomaria e ricoprire le tortine.
Che poi più che chiamarla zuppa dovrei chiamarla “pappa” di pane e funghi.
Un po’ come la nostra pappa al pomodoro.. stesso principio di riutilizzo del pane raffermo, ricetta di recupero ma di gran gusto allo stesso tempo.
I funghi erano gli ultimi superstiti di questo autunno passato che avevo congelato e conservato per le necessità.
Sembra quasi che io abiti in Siberia o che debba affrontare una guerra dall’ oggi al domani.. il fatto è che mi è sempre piaciuto “accumulare” scorte e riserve per le emergenze pur sapendo che la possibilità che se ne presentasse davvero una di emergenza era davvero minima.
Diciamo piuttosto che ho ereditato dal nonno la passione per una “cambusa” ben fornita (solo che lui la guerra l’ ha fatta per davvero).
Così prima di presentarvi i “piatti della collezione Primavera\Estate 2014” : ), in questo cambio di stagione e di freezer c’ è ancora spazio per le offerte di fine serie eheh… ultimi funghi, ultime zuppe di cui approfittare!
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