Loving People Through Food
Feb 022013
 

Let The Good Times Roll, Tony Bennett

Coi capelli già bagnati dalla pioggia sottile ancora prima di addentrarmi nel bosco mi sono seduta per terra, perché a me le fiabe sono sempre piaciute, di fronte ad una dolcissima bimba alta più o meno così, chiamata dal suo babbo “tartufino”, alla ricerca di nomi e nuove avventure per i suoi personaggi fantastici, perché lei mi ha chiesto se volessi ascoltare una fiaba…

La piccola Cloe forse ancora non lo sa, ma è lei stessa protagonista di una fiaba ancora più bella di tutte quelle che la sua fervida immaginazione può creare, una di quelle fiabe che cominciano con un buffo cane bianco, peloso e vivace di nome Giotto, babbo Cristiano che è a suo agio nelle vecchie scarpe di pelle e col berretto scozzese sul capo, lo zio Carlo a cui gli occhi brillano per i grandi sogni che si porta dentro, due nonni preziosi che la coccolano senza tregua.

Ci sono capolavori artistici che nascono dalla sofferenza struggente, dal dolore quasi estremo e poi ci sono quelli che nascono dalla passione, dall’ amore per la vita, dall’ entusiasmo come nel caso della famiglia Savini, che hanno radici profonde, che sono intrise di coraggio, di astuzia, di intuizione, avvolte in un’ atmosfera un po’ fumosa, di saracinesche a metà, di bisbigli, di scambi, di innocenti e consumati fazzoletti a quadri che racchiudono tesori preziosi.

Varcando la soglia della Savini Tartufi oltre ad un fortissimo profumo di tartufo (ça va sans dire…) si respira lo stesso amore e la stessa dedizione che scorreva nelle vene del nonno Zelindo.

Perché la passione è contagiosa e, posso dirlo con certezza, sono stata contagiata anche io, che sulla strada di casa quando ormai era buio e si vedevano solo le luci rosse e bianche delle altre macchine, avevo gli occhi pieni di cose belle, e il cuore colmo di pensieri buoni, e anche un po’ le lacrime agli occhi, ma per le risate (perché a volte fare una foto di gruppo può essere moooolto divertente)..

E pensare che appena abbiamo parcheggiato la macchina nel piazzale al mattino presto ho dato uno sguardo al cielo ed ho pensato che con quella pioggerellina non se ne sarebbe fatto niente..

Mi sbagliavo! Tanti abbracci, un caffè ed un cioccolatino al tartufo (ebbene sì, da oggi il Male ha un nome, si chiama cioccolatinoaltartufo ed è tutta colpa della famiglia Savini…), l’ arrivo della mia amica Aurelia, di Simona che ho avuto l’ occasione di conoscere personalmente e di Loretta, per me fino a quel momento qualcosa di simile ad una figura mitologica, una di quelle persone preziose e brillanti che mai avrei immaginato di avere l’ onore e l’ opportunità di conoscere nella mia vita (e che fatica mantenere un certo contegno quando tutto dentro di me stava urlando come una groupie impazzita!!!).

Squadra al completo ed equipaggiati di cappelli (nel mio caso per proteggere la macchina fotografica…) e scarpe comode ci siamo lanciati dietro a Giotto e Cristiano che quando sono a caccia di tartufi diventano una cosa sola. Il rapporto tra il tartufaio ed il proprio cane credo di averlo compreso a pieno pensando al rapporto che ho io con i cavalli, quando non si sceglie ma ci si sceglie, quando la fiducia ti fa fare quello che forse non faresti, quando sai di non essere mai solo, quando impari che la comunicazione il più delle volte non passa attraverso le parole.

E le parole sono proprio quello che mi manca per raccontare senza sminuire quello che è venuto al rientro dalla caccia.. Con i capelli zuppi, curiosa ed eccitata mi sono seduta a tavola.

Queste le immagini di crostini, insalata con peschiole e vinaigrette (entrambe) al tartufo, salame, cinghiale, formaggio con miele al tartufo… tagliolini saltati nel burro al tartufo ed un uovo (al tartufo, ça va sans dire…) al coccio che raramente potrò dimenticare, per finire con un semifreddo e miele al tartufo..

Inutile dire che al momento di partire pur di non dover andare via ho pensato di mascherarmi da tartufo per confondermi (del resto, se Cristiano e Luciano hanno trovato un tartufo da 1,497 kg nulla avrebbe vietato che ne trovassero uno da 65 kg no??….. ) o magari da Giotto, o magari dato che la porta d’ ingresso non chiudeva benissimo ho pensato che sarei potuta restare in qualità di “fermo della porta”.. fino a che non l’ avessero aggiustata, ecco…… invece ho abbracciato tutti, di un abbraccio lungo, di quelli che nel mentre cerchi di respirare più che puoi per essere sicura che certe emozioni ti restino bene dentro, e poi vai.  A malincuore vai.

Bagnatevi il viso passeggiando sotto la pioggia, infangatevi gli stivali, correte a perdifiato dietro a Giotto, riempitevi i polmoni di profumi di sottobosco, di nocciola, di aglio, di terra per sentirvi davvero parte del mondo, andate a trovare la famiglia Savini se ne avete l’ occasione.

Io, se mai dovessi scrivere un giorno una fiaba per bambini, penso che comincerò così: “C’ era una volta, una bambina di macchia….”……….

Jan 302013
 

The Rapture, Echoes

Tra biscotti, plumcake, pasticcini, e ricette natalizie ultimamente questo blog sembra la casetta di Hansel e Gretel..

Ogni tanto però qualcosa di più leggero ci sta e ci fa anche bene, tuttavia nutro una certa avversità per le verdure scondite e la mancanza d’ olio nelle pietanze. Da buona toscana io quella C d’ olio evo la metto praticamente dovunque.

Per questo motivo anche quando penso ad una ricetta leggera, a base di verdure, anche fosse un semplice contorno non riesco a non mettere qualcosa che la renda un po’ più appetitosa.

A dirla tutta le zucche del contadino di San Teodoro non hanno proprio bisogno di nulla, sono talmente buone che lo sarebbero anche crude e piene di terra, ma c’ è un modo in cui mi piacciono molto ed è questo qui.

La zucca cotta al forno, con un cucchiaio di sciroppo d’ acero, gli scalogni a metà e le nocciole tostate…

Quando le cose buone sono anche superveloci da fare diventano l’ antidoto a qualsiasi grigia giornata..

ZUCCA AL FORNO CON SCALOGNI E NOCCIOLE
4.5 from 2 reviews
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Tipo Ricetta: Verdure
Autore:
Tempo Preparazione:
Tempo Cottura:
Tempo Totale:
Servire: 4
Ingredienti
  • zucca butternut 1
  • scalogni 10
  • nocciole 3 manciate
  • sciroppo d' acero 3 cucchiai
  • sale
  • pepe
  • olio EVO
Istruzioni
  1. Preriscaldare il forno a 220°.
  2. Sbucciare la zucca e tagliarla a fette spesse 2 cm.
  3. Tagliare ogni fetta a metà.
  4. Sbucciare gli scalogni e tagliarli a metà per lungo.
  5. Tostare le nocciole in forno per pochi minuti, poi tritarle grossolanamente con un coltello.
  6. Adagiare le fette di zucca e gli scalogni su una placca rivestita di carta forno.
  7. Condire la zucca con sale, pepe, un giro d' olio e lo sciroppo d' acero.
  8. Infornare la zucca per circa 20-30 minuti, fino a quando sarà tenera.
  9. Cospargere la zucca con le nocciole tostate.

Jan 282013
 

Believe It Beloved, Fats Weller

Ecco, ci sono giorni in cui una si guarda allo specchio (ma anche no) e si pone delle domande di carattere esistenziale ma non del tipo chisiamodoveandiamodadoveveniamocosasaremoènatoprimaluovoolagallina.

Cose ben più importanti. Tipo: maforsedovreitagliarmiicapellinomagaribastalegarlieccosiperòpotreilegarliefarmibiondaotagliarliescurirlicertoquestagonnaladevodareviachesudimemettealmeno5kginpiehsìsìsìsìsìdevesserecolpadellagonnacertocheècolpadellagonnano?

Ecco, io un giorno così ce l’ ho più o meno (facendo un rapido calcolo) 356 giorni l’ anno, tranne ogni quattro anni quando i giorni sono 366. Anche il trecentosessantaseiesimo.

Sempre in discussione, sempre alla ricerca di un miglioramento che spesso porta ad un drastico peggioramente del mio aspetto o dell’ aspetto dell’ ambiente in cui vivo e quindi del mio umore.

Questo per dire che di stupidaggini ne ho fatte e ne continuo a fare con una certa determinazione ed orgoglio.

Mi rendo anche conto che a qualcuno potrò sembrare una persona incostante, indecisa o persino incoerente. Bravi!! E’ proprio così!!

Tuttavia ci sono alcune cose che nel tempo ho fatto mie, che non cambiano mai e che nonostante il Carnevale di Rio che mi trascino dietro in qualche modo riescono a caratterizzarmi.

Per dire, non uso profumi, neanche 2 gocce di Chanel n° 5, saranno circa 15-20 anni che metto un olietto alla vaniglia che mi fa profumare come una via di mezzo tra un bimbo in fasce ed un croissant, i miei vestiti sono indiscutibilmente vintage o almeno lo stile è quello di una signorina a cavallo tra gli anni 50 e 60 (sì, esco col cappellino col fiocco, con le gonne larghe o i tubini colorati); ora, quando sono indecisa su qualche abito da comprare, vi svelo un trucco, mi domando sempre: “Audrey Hepburn, lo metterebbe? Sinceramente?” Se la risposta è no, lo lascio lì. (Che poi magari se dopo 30 minuti sto ancora pensando a quell’ abito torno indietro e lo compro lo stesso eh..).

In cucina mi piacciono tanto le vecchie ricette, di tradizione (riesco ad essere vintage pure lì.. tipo la signora che sorride sulla confezione del dado Knorr..), anche un po’ rustiche perché no.

Perciò quando Annarita mi ha chiesto “Se fossi un dolce che dolce saresti?” sono quasi caduta dalla sedia. Ma dico, io che di certezze ne ho proprio poche e conquistate a fatica, come faccio a sapere che dolce sarei?

Poi l’ illuminazione. Se fossi un dolce sarei sicuramente un dolce rustico, perché come dicono i miei amici io ho l’ animo di una tagliaboschi (altro che raffinatezza audreyana..), magari un bel dolce da forno, di quelli che puoi comprare in un forno di paese e sbocconcellare di ritorno a casa. So come intrattenere e tenere compagnia io!

Sarei sicuramente un dolce “riciclato” perché ho la brutta abitudine di recuperare abiti, mobilia, oggettistica d’ altri tempi che magari non suscita più l’ interesse di nessuno (animo da rigattiere?!), così avevo una confezione intera di datteri avanzati e li ho usati.

Di zucchero poi, ne ho a tonnellate nel sangue, così se proprio devo essere un dolce.. almeno senza zucchero!

Se fossi un dolce sarei un biscotto. Anzi, tanti biscotti. Non una torta intera. Perché vado presa a piccole dosi per evitare di suscitare isterismi ed istinti omicidi a chi mi sta vicino. Un biscotto al giorno……… e fate un po’ voi.

Infine, un biscotto morbido  perché io a vedermi proprio non rimando all’ idea di croccantezza…..

Ultima ma non ultima una piccola riflessione sulla ricetta in sé per sé considerata.

A dirla tutta, più che biscotti potrebbero essere considerati dei pasticcini, leggeri nel peso e quasi un po’ “sfogliati”, non hanno insomma la consistenza di un classico biscotto morbido da latte.

Non c’ è zucchero perché i datteri sono già molto dolci, e le noci pecan creano un bel gioco di consistenze.

Secondo me verrebbero bene anche con i fichi secchi e le nocciole o le albicocche secche coi pinoli.. casomai ci fosse qualche altro avanzo in dispensa…

PASTICCINI AI DATTERI E NOCI PECAN
5.0 from 2 reviews
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Ingredienti
  • farina 200 gr
  • lievito vanigliato 1
  • burro 70 gr
  • latte 60 gr
  • uova 1
  • datteri già denocciolati 220 gr
  • noci pecan 20
  • sale
Istruzioni
  1. Preriscaldare il forno a 180°.
  2. Amalgamare la farina con il lievito ed un pizzico di sale.
  3. Impastare la farina insieme al burro morbido, l' uovo battuto ed il latte.
  4. Incorporare al composto le noci spezzettate ed i datteri tritati grossolanamente.
  5. Ricavare dall' impasto 20 pasticcini e disporli ben distanziati su una placca rivestita di cartaforno.
  6. Infornare i biscotti per 20 minuti.

Con questa ricetta partecipo al contest di Annarita- Il Bosco Di Alici:


Il bosco di alici