I fagioli all’uccelletto sono un classico non solo della cucina tradizionale toscana ma anche della nostra tavola.
Sarà che i legumi così come i cereali in generale ci garbano parecchio, sarà che i piatti semplici e gustosi sono da sempre i preferiti, sarà che babbo è uno che i fagioli li ama alla follia ma questo è senza dubbio un semprepresente nel menu invernale. Poi con l’ estate i fagioli li mangiamo in insalata.. cioè, quando le cose le amiamo sul serio non esistono mezze misure…
Pare che qui invece che passeggiare a piedi nudi nel parco rischiamo di scivolare sul ghiaccio, la primavera fa i capricci e si fa desiderare, pioggia, neve (!) e nuvole proprio non vogliono lasciare il posto a temperature più miti.
Pochi giorni fa i viali hanno cominciato a riempirsi di fiorellini rosa e bianchi, i ragazzi dell’ Università hanno iniziato a riempire i tavoli all’ aperto e ad ordinare grandi insalate al posto delle zuppe calde, qualcuno ha persino rispolverato la bicicletta per i brevi tragitti e all’ uscita dopo il lavoro il tempo non sembrava così tanto da troppi mesi ormai..
Invece lo scorso weekend è passato con sciarpa di lana fin sulle orecchie, piedi freddi, continui “brrrr brrrrr torniamo a casa??” ma! e c’ è sempre un ma! con una cena calda e semplice, compreso un pezzetto di pane buono con cui fare la “scarpetta” al sugo rimasto nel piatto.
I biscotti sono come gli abbracci di mamma e papà all’ uscita di scuola.
Camminare piano ed in fila ordinata fino al cancello, poi una corsa pazza spintonandosi a vicenda con lo zaino grande sulle spalle, alzare il naso e cercare impazienti quegli occhi, correre ancora più forte.
Non importa quello che è successo prima, se hai litigato con qualcuno, se ti hanno tirato una penna, strappato una pagina dal quaderno, fatto un rigo indelebile sul diario o dato un pugno sul naso.
Ci sono certe cose belle che ti fanno dimenticare quelle brutte, come se queste ultime non fossero mai accadute. E poi da quel momento è come un nuovo inizio, un respiro profondo, nuova aria.
Ho visto questi biscotti su uno dei miei blogpreferiti e me ne sono innamorata all’ istante, un colpo di fulmine.
Sapevo che sarebbero stati biscotti magici dal potere terapeutico..forse ho esagerato un po’ con le dimensioni, avrei dovuto farli un po’ più piccini.. ma per il resto la ricetta è stata seguita alla lettera. Che motivo c’ è di cambiare qualcosa di già così buono?
Chiamarlo “schiacciata” fa un po’ sorridere, perchè questo dolce tipico della tradizione pasquale toscana proprio schiacciato non è!
Al contrario è tanto alto e soffice da farlo somigliare ad un panettone natalizio ma molto più leggero, senza uvetta nè canditi, piuttosto un pane dolce arricchito di uova, burro, zucchero e dall’ inconfondibile profumo di anice.
La schiacciata deve il suo nome alla gran quantità di uova che vengono appunto “schiacciate” (rotte) per prepararla, ha origini povere e contadine e veniva preparata nel periodo della Settimana Santa per poi essere offerta a parenti ed amici nel giorno di Pasqua in segno di amicizia e fratellanza cristiana, grande e vero senso della comunità.
La mia Pasqua ha sempre profumato di anice, di pizze morbide e soffici come le pizze di Pasqua di Civitavecchia di cui vi parlavo giusto lo scorso anno.
Dev’ essere così che ho imparato ad esercitare l’ arte della impazienza, ad assaporare l’ attesa, a sporcarmi le mani di farina a giocare..
Si preparava l’ impasto in casa, si facevano lievitare gli impasti accanto alla stufa e poi si faceva la processione fino al forno del paese per farle cuocere portando con sé anche l’ uovo per spennellarne la superficie.. (o per “pagare dazio” al fornaio?)
Bisogna avere pazienza, questo è certo: una lievitazione in 3 fasi con l’ aggiunta degli ingredienti di volta in volta, al riparo da spifferi e correnti d’ aria, in un luogo caldo in modo da favorire la lievitazione, sotto la veglia attenta e continua.
Quando la pasta non riusciva a lievitare si preparavano i fumenti: si faceva bollire un pentolone d’ acqua e poi si mettevano la pasta ed il pentolone sotto le coperte per farla stare al caldo nella speranza che il miracolo avvenisse.. quanta eccitazione e quanta attesa in quei momenti.. si correva in camera di continuo per far capolino sotto le coperte calde per vedere se “qualcosa era cambiato”.
Con i ritagli di impasto si facevano i “corolli” per i più piccini, delle ciambelle che venivano cotte insieme alla schiacciata e che i bimbi appendevano al collo, e soprattutto potevano mangiare subito a differenza della schiacciata per la quale si doveva attendere il giorno di Pasqua, quando finalmente si poteva afferrare la propria fetta di schiacciata da mangiare con un pezzetto di cioccolata dell’ uovo ed un sorso di Vin Santo oppure come nel caso delle pizze di Pasqua di Civitavecchia una fetta di salame ed un uovo sodo (a colazione…………)
La ricetta è quella di Pellegrino Artusi, quest’ anno l’ ho voluta provare così.
“Le stiacciate alla livornese usansi per Pasqua d’ uovo forse perchè il tepore della stagione viene in aiuto a farle lievitar bene e le uova in quel tempo abbondano.
Richiedono una lavorazione lunga, forse di quattro giorni, perchè vanno rimaneggiate parecchie volte.” (cit. Pellegrino Artusi)
(La mia tradizione pasquale prevede naturalmente anche le pizze di Pasqua di Civitavecchia, da mangiare con una fettina di salame e uovo sodo al mattino per colazione!!)
acqua di fiori d' arancio - arancia spremuta per me - 1 dl
Istruzioni
Pesare tutti gli ingredienti e tenerli separati nei loro contenitori pronti all' uso.
Mescolare le due qualità di vino e in un po' di questo liquido porre in infusione i semi di anice dopo averli ben lavati.
Lasciar riposare tutto un giorno.
Sciogliere il lievito in 1\2 bicchiere di acqua tiepida ed unire la farina necessaria a formare un pane della giusta consistenza.
Io ho messo 4-5 cucchiai di farina.
Adagiare il panetto in una ciotolina, cospargerne la superficie con della farina e sigillare bene con la pellicola per alimenti.
Avvolgere il contenitore in un panno caldo e lasciar lievitare tutta la notte o finchè avrà raddoppiato il suo volume.
Unire un uovo, 1 cucchiaio di olio, uno di zucchero, uno di vino e la quantità di farina necessaria a formare un panetto come in precedenza.
Cospargere la superficie del panetto con la farina e lasciarlo lievitare finchè avrà raddoppiato il suo volume.
Unire al panetto 3 uova, 3 cucchiai di olio, 3 di zucchero, 3 di vino e farina quanto basta a procedere come prima.
lasciar lievitare fino a che il pane avrà triplicato il suo volume.
Unire al composto 5 uova, 5 cucchiai di zucchero, 5 di olio, 5 di vino e la farina necessaria a formare un pane come in precedenza.
far lievitare nuovamente il pane fino a raddoppiamento del volume.
Infine incorporare le 3 uova restanti, tutti gli altri ingredienti compreso il burro fuso e qualora l' impasto dovesse risultare troppo molle aggiungere un po' di farina.
Dividere l' impasto in 3 stampi di carta come nella foto o comunque in 3 stampi della stessa capienza.
Coprire gli stampi con un panno e lasciar lievitare le schiacciate per tutta la notte.
Preriscaldare il forno a180°.
Quando le torte saranno ben gonfie e tremolanti bagnare un pennello nell' acqua di fiori d' arancio e poi nel tuorlo battuto.
Spennellare la superficie delle schiacciate.
Infornare per 1 ora circa.
Se le schiacciate dovessero colorarsi troppo in superficie coprirle con un foglio d' alluminio e proseguire la cottura.
We use cookies to ensure that we give you the best experience on our website. Cookies are files stored in your browser and are used by most websites to help personalise your web experience.
By continuing to use our website without changing the settings, you are agreeing to our use of cookies.
OkNoRead more