Baby It’ s Cold Outside, Margaret Whiting And Johnny Mercer
A qualcuno piace caldo. A me piace alto e con tanti pinoli, tanta uvetta e con la farina di castagne dell’ Amiata. Il castagnaccio, naturalmente.. Ne esistono infinite versioni, con la ricotta, con le noci, sottile sottile, un po’ più alto, addirittura c’ è chi lo fa senza uvette o chi ci mette i lamponi.. Bè, a me piace talmente tanto che mi verrebbe di provarle tutte queste ricette :O) Oggi però vi lascio la mia versione, con uvetta, pinoli, aghi di ramerino e leggermente altino. Mi piace addentare la mia fetta di castagnaccio morbida, sentire il sapore della farina di castagne, quella buona, dolcissima, che non resisto ad assaggiare persino cruda. Quando qualche giorno fa la mia amica Cran ha pubblicato la foto del suo castagnaccio (seguendo questa ricetta) si è aperto un dibattito senza fine su come debba essere o non debba essere il castagnaccio.. e a me tra una risata e l’ altra è venuta in mente questa barzelletta che spiega meglio di tante parole il concetto di “ricette della tradizione”, “ricette di famiglia” e così via… perchè in cucina nulla è statico, nulla è fermo a com’ era 100 anni fa, perchè ognuno di noi col tempo ha apportato le proprie modifiche, anche inconsapevolemnte, persino alla ricetta più amata, riadattandola ai propri gusti, facendola sua, senza necessariamente dissacrare le antiche scritture dei vecchi ricettari. una sorta di vecchio e nuovo Testamento……. Vi lascio alla barzelletta che ho letto nell’ introduzione di un libro di cucina ebraica e che mi fa sorridere ogni volta che la leggo.. “Una giovane madre ebrea sta preparando una punta di petto per cena. La figlia le chiede perchè prima di metterla in padella aglia via le estremità. Dopo una breve pausa la madre risponde “Sai che non lo so neanch’ io? Ho sempre visto mia madre fare così. Chiamiamolo la nonna e chiediamolo a lei.” La donna telefona alla madre e le chiede perchè si tagliano le estremità della punta di petto prima di cuocerla. La nonna ci pensa un po’ e poi risponde: “Sai, non lo so bene neanch’ io, è il modo in cui l’ ha sempre preparata mia madre.” A questo punto le tre donne incuriosite fanno visita alla bisnonna alla casa di riposo. “Sai quando si prepara la punta di petto”, le chiedono in coro, “si tagliano sempre le estremità prima di metterla in padella. Perchè?” “Non so perchè lo facciate voi “, risponde l ‘anziana signora, “ma io lo facevo perchè non ho mai avuto una padella abbastanza grande!”
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- farina di castagne (from Piancastagnaio per me :OP) 500 gr
- pinoli 100 gr
- uvetta 100 gr
- olio
- aghi di rosmarino
- sale
- acqua 600-700 gr
- Impastare la farina di castagne con l' acqua necessaria a formare una pastella liquida.
- Unire un pizzico di sale ed un po' del quantitativo di uvetta e pinoli.
- Ungere bene una teglia da 35 cm di diametro circa.
- Preriscaldare il forno a 200°.
- Versare il composto nella teglia.
- Cospargere la superficie del castagnaccio con l' uvetta e i pinoli rimasti.
- Distribuire sul castagnaccio qualche ago di ramerino e due cucchiai di olio.
- Infornare per 30 minuti, il castagnaccio quando sarà pronto presenterà delle crepe in superficie.